Equilibrismi della vita

C’è così tanta bellezza qui intorno, un senso di pace che è un privilegio enorme, più che mai. Al verde degli ulivi che non conosce stagioni si sta unendo l’orchestra variamente verdeggiante dei boschi intorno. Lo scroscio del torrente ha il suono pieno che si sente solo in questi mesi, poi diventa un sussurro coperto dai fischi e dai chioccolii degli uccelli.

Accade che gli ospiti che passano di qui siano persone speciali, o meglio che in qualche modo abbiano un talento speciale anche nello scoprire i dintorni, muri a secco e fasce giù fino al torrente. Così è stato per Simone, artista calligrafa, insieme alle sue amiche, in una vacanza creativa nell’ubago. Simone ha camminato lungo il torrente e ha osservato lungamente le sue rocce calcaree, le fessurazioni e le coloriture. Ha trovato a mo’ di gessi pietre e pigmenti e ne sono nati gli “Equilibrismi della vita”, “Seiltänze des Lebens”.

Ci piace pensare e sorridere alle ipotesi e alle fantasie che questi graffiti susciteranno in chi percorrerà i sentieri dell’ubago, magari tra anni e anni. O forse anche solo quest’estate.

 

 

grazie, Simone Rahn!

Tra ombra e luce, viaggio nell’ubago.

ubages

Questo post  è dedicato al paesaggio dell’Ubago, partendo dalla mappa disegnata da  Giovanni, che ha ricostruito i toponimi del territorio di Ubaghetta e di Ubaga, ascoltando i racconti degli abitanti più anziani.

A ciascun nome è legata una storia, un qualcosa capitato lì, che ha fatto sì che quel pezzetto di terra si nominasse, come Ca’ de Rudassi, dov’era anticamente un nucleo di case di cui non resta traccia, abbandonate per un’improvvisa invasione di formiche giganti.

Ma dobbiamo partire da Ubaghetta e da Ubaga, da cui è nata tutta questa storia, dai loro nomi che ci avevano subito incuriosito.

Ubago nel dialetto della Liguria di Ponente indica località selvose, esposte a settentrione. Significa impervio, opaco. E’ il contrario di abrigu, aprico, il luogo soleggiato.  Ma ubago vuol dire anche, nascosto, selvaggio, misterioso, profondo.

L’aprico e l’ubago, il solare e il lunare, la riviera e l’entroterra, l’esposto e il nascosto sono aspetti indissolubili del paesaggio ligure, forse di tutti i paesaggi.

Il paesaggio è sempre anche contenitore di miti, sogni e emozioni, accumulatore di metafore (Massimo Quaini), e quello dell’ubago si è incontrato con la poetica di Italo Calvino  che lo identifica come il luogo proprio della sua scrittura:
D’int’ubagu, dal fondo dell’opaco io scrivo, ricostruendo la mappa d’un aprico che è solo un inverificabile assioma per i calcoli della memoria, il luogo geometrico dell’io, di un me stesso di cui il me stesso ha bisogno per sapersi me stesso, l’io che serve solo perché il mondo riceva continuamente notizie sull’esistenza del mondo un congegno di cui il mondo dispone per sapere se c’è” (Italo Calvino, La strada di San Giovanni).

Ubagu,Baigorix, Spéndega, Giassi…alcuni toponimi della nostra carta sono anche le figure simboliche condensate nelle “Maschere di Ubaga“, opere di 80 artisti chiamati da Franco Dante Tiglio a interpretare  forze della natura e caratteri umani dell’ubago. Le opere fanno parte di una mostra permanente del museo del territorio  della valle Arroscia, visitabile a Pieve di Teco.

Ora che abbiamo le cartine, le mappe, le maschere possiamo iniziare a orientarci, proseguendo il viaggio, senza dimenticare di mettere in valigia i libri – se no che viaggio è –  oltre a Italo Calvino, Francesco Biamonti e altr* che si aggiungeranno, cammin facendo.

foto(11)
la mappa dell’Ubago, borgata Menegù, Ubaghetta

Blog su WordPress.com.

Su ↑