Una miscela di storia e poesia, paesaggio e luogo dell’anima. Geografie dell’Ubago, di Roberta Padovano e Elena Vaccarino, rende omaggio a un territorio sconosciuto ai più con amore e rispetto, che lo spettatore percepisce non solo ma anche ascoltando la raffinata selezione di testi dei liguri Massimo Quaini e Italo Calvino. Perché è proprio in Liguria che ci troviamo, per la precisione nell’entroterra di Imperia, immersi in un ambiente generoso quanto aspro, soffuso da un alone di mistero malinconico. 

Frazione del Comune di Borghetto d’Arroscia, Ubaghetta è uno dei tanti paesi che si sono progressivamente spopolati, fino a rimanere con un pugno di abitanti. Uno di questi è Pierino Denegri, memoria storica del territorio, che con le sue parole accompagna lo spettatore in un viaggio a ritroso nel tempo, a cominciare dal nome. Ubages, in dialetto, significa umido, terra d’ombra, spiega Denegri, da qui il nome Ubaga, paese confinante. Ubaghetta invece deve probabilmente il suo nome, ingentilito dal vezzeggiativo, alla sua migliore esposizione al sole. 

Denegri accompagna le autrici attraverso epoche e accadimenti, dall’economia rurale contadina di un tempo con i suoi attrezzi e le sue usanze, ai sacerdoti che volevano essere assegnati a Ubaghetta «perché facevano la vita da signori», vale a dire mangiavano regolarmente e non sempre castagne (storicamente alimento base dei liguri di montagna). 

Non mancano le storie sulla Resistenza e i partigiani che durante la guerra di Liberazione fecero base a Ubaghetta al comando di Fra’ Diavolo (Luigi Fiori, ndr), racconti che coinvolgono direttamente i genitori di Denegri, che alloggiavano partigiani e scamparono al rastrellamento che i tedeschi fecero in paese nel gennaio del 1945. 

Come non mancano i riferimenti alle basùre, che Denegri stesso definisce «le cugine delle streghe di Triora, un po’ più giocherellone, un po’ più mattacchione». Urtà, una piccola valle con un sentiero che unisce Ubaga e Ubaghetta, con tre grandi querce disposte a triangolo (purtroppo abbattute negli anni ’50), era il luogo in cui, ogni plenilunio, leggenda narra si riunissero le basùre, che sotto la forma di caprette bianche si divertivano a spaventare chi passava di là nella notte proibita.

Padovano e Vaccarino raccolgono la preziosa testimonianza di Pierino Denegri, facendoci percepire al contempo il suo e il loro amore per questa terra, e come e quanto i luoghi geografici siano anche e soprattutto luoghi simbolici.

Elisa Manici

Il trailer.

Geografie dell’Ubago di Roberta Padovano e Elena Vaccarino, con il contributo di Mary Nicotra

Miguel Benasayag, Esistere o funzionare? seminario residenziale 21-22-23 settembre

Il seminario si svolge con la conduzione di Miguel Benasayag.
Proveremo a interrogarci insieme intorno a alcuni temi portanti di questo momento storico.
Per agire, riflettere, pensare nella complessità.

In un breve video Benasayag introduce e invita alla partecipazione.

Tra i nodi proposti:

i processi di costruzione di identità individuali e collettive che rischiano di compattarsi attraverso l’odio;

gli effetti  dell’iperindividualismo da un lato e del relativismo culturale dall’altro;

l’ibridazione tra il mondo digitale e il vivente.

Il seminario è aperto a chi è coinvolto/a in pratiche educative, pedagogiche, filosofiche, cliniche, letterarie, artistiche, di impegno sociale. A tutti coloro che, a partire dal proprio quotidiano, sentano l’urgenza o la curiosità di confrontarsi su questi temi.

MIguel Benasayag,  filosofo e psicoanalista di origine argentina, rifugiatosi in Francia dopo l’esperienza della guerriglia guevarista, vive a Parigi. E’ autore di molti libri, tra i quali, tradotti in italiano: Il mito dell’individuo (2002), Resistere è creare (con Florence Aubenas, 2004), La salute ad ogni costo. Medicina e biopotere (2010). Con Feltrinelli ha pubblicato L’epoca delle passioni tristi (2004), Contro il niente. Abc dell’impegno (2005), Elogio del conflitto (con Angélique Del Rey; 2008) e Oltre le passioni tristi. Dalla solitudine contemporanea alla creazione condivisa (2015).

Organizzazione e costi

Il seminario inizia venerdì 21 settembre, dopo cena alle 21.00 (dalle 18.00 gli arrivi e le sistemazioni con cena alle 20.00) e si conclude domenica 23 alle 15.30.
La sistemazione residenziale è presso CasaUbaga, antica casa in pietra ristrutturata nell’entroterra ligure di Albenga che può ospitare il gruppo e dove si svolgono i lavori del seminario.
http://www.casaubaga.org/
I pasti di cucina naturale  e creativa sono a cura di Chefnatura.
https://chefnatura.it/

Il costo complessivo del seminario residenziale, comprensivo anche dei due pernottamenti, quattro pasti e due colazioni  è di 350 euro a persona.

Per chi non viaggia in auto si possono trovare soluzioni tra i partecipanti o  organizzare un passaggio dalla stazione di Albenga.

Informazioni e iscrizioni: vi invitiamo a tenere conto che i posti sono limitati, è necessario iscriversi  entro il il 5 luglio inviando la scheda di iscrizione allegata a  casaubaga@gmail.com

Contatti: Roberta, 339.6233128 – Mary, 334.7005982 –  Carla 347.1025024
A presto!

Progetto CasaUbaga, un luogo dove circolano saperi in condivisione

locandina Benasayag CasaUbaga.jpg

Contro le passioni tristi. Laboratorio autobiografico-filosofico a Casa Ubaga.

Laboratorio autobiografico-filosofico alla ricerca di tracce e indizi verso nuovi desideri.

18,19, 20 settembre 2015 ospiteremo questo laboratorio,

progettato dall’Associazione Sapereplurale, con Liz O’Neill, Patrizia Ottone e Susanna Ronconi.

sapereplurale
“Uno spazio conviviale e riflessivo dove mettere in comune la nostra sotterranea ribellione a quella tristezza e  freddezza delle passioni che ci prede talvolta in un presente così avaro di spazi per i nostri desideri”.

Leggete e… iscrivetevi!

Ribellarsi alle passioni tristi

Per vissuto, per stanchezza ed età, per disincanto verso un mondo in cui se non tutto molto
sfugge alla presa dei nostri desideri e delle nostre azioni, ci accade di vivere o subire passioni
“fredde”, “tristi”. Affoghiamo, magari, i desideri in un fare affannato, che mima un antico senso;
oppure li sterilizziamo nella solitudine, in un individualismo in cui, magari, non crediamo ma che ci ritroviamo a vivere, incapaci di trovare una dimensione sociale e collettiva soddisfacente e
sensata; oppure, ancora, per realismo, disincanto o sfiducia ci arrendiamo a un presente che pare non portare con sé nemmeno la pallida ombra di una passata età del desiderio.

Ma ci portiamo anche, dentro, una sotterranea ribellione a vivere questa tristezza e questa
freddezza delle passioni: per formazione, per tenacia, per voglia di felicità, per etica, per aver
sperimentato passioni calde in un passato di cui è indelebile la memoria, per indisponibilità a
cedere agli imperativi narcisistici dominanti e alla passività verso il tempo presente.
Le passioni calde, i desideri, la loro possibilità non sembrano essere fiori da poter coltivare nel
chiuso del proprio io, né da poter far crescere nell’illusione di “dominare” una realtà che ci sfugge. Non sarà forse una nuova connessione intersoggettiva, il luogo da riscoprire per poter tornare alle passioni calde? Non sarà che non c’è desiderio da coltivare se non nel reimparare a “sentirsi nel mondo” più che nel perseverare a volerlo possedere?

Tracce e indizi verso nuovi desideri: abbiamo alcune fonti a cui attingere. Per esempio, le nostre stesse esperienze di vita, da riattraversare e risignificare. Per esempio, l’empatia e la
conversazione con le altre e gli altri e l’apprendimento reciproco. Per esempio, l’esercitarci a
pensare filosoficamente le cose della vita. Magari con una guida, indiziaria anch’essa, e che si
ponga leggera, come Spinoza, che ha declinato le “passioni tristi” in termini di impotenza e
disgregazione, ma ha anche intravvisto sentieri percorribili per uscirne. Alcuni suoi concetti – non a caso riscoperti recentemente da molti autori alla ricerca di chiavi per leggere il presente –
possono essere un buon appiglio: la spinta positiva ad esistere e realizzare il proprio potenziale, propria di ciascun vivente umano e non umano; gli affetti umani elementari come la tristezza e la letizia, di cui Spinoza ci invita ad osservare come un testimone, tenendo insieme prossimità e distacco, i cambiamenti di stato; l’amore intellettuale che supera l’io e ci porta verso il comune, il noi.

Il laboratorio.
Il laboratorio è un luogo-tempo conviviale, conversazionale e riflessivo.
Il desiderio di ribellarsi alle passioni tristi è il vero prerequisito richiesto, insieme a un
atteggiamento di interesse e onesta curiosità verso l’altro/a e alla disponibilità a pensare e
ragionare in gruppo. Il percorso infatti si declina dentro un oscillare continuo tra dimensione
individuale (la scrittura autobiografica che attinge all’esperienza personale e la personale
autoriflessione) e dimensione collettiva (l’ascolto e l’apprendimento reciproco, la conversazione, l’esercizio del pensare filosoficamente insieme)
In questo percorso, con il sostegno di facilitatrici esperte, ci si avvale del metodo autobiografico e dell’approccio della philosophy for community, di entrambi non è necessario avere alcuna
competenza pregressa. Si tratta di apprendere facendo.

Indicativamente il gruppo è di 12 persone.

Organizzazione

Il laboratorio, che è in forma residenziale, inizia venerdì 18 settembre, alle 18.00 (dalle 16.00 gli arrivi e le sistemazioni) e si
conclude domenica 20 alle 15.30.
Per chi non viaggia in auto si possono trovare soluzioni tra i partecipanti o organizzare un passaggio dalla stazione di Albenga.

Informazioni e iscrizioni:

Entro il 1 settembre, a segreteria @sapereplurale.net e, per favore, in copia anche a
susanna.ronconi@gmail.com
Versamento di un acconto di 50 euro a Associazione Sapereplurale,

iban IT51Z0200801122000101969650

Contatti: Liz 3382538948 Patrizia 3332733375 Susanna 33941550985

Le facilitatrici:

Liz O’Neill. Neozelandese di origine vive a Torino più di vent’anni dove ha lavorato sempre nel
campo socio-sanitario. É esperta di metodologia autobiografiche, formato della Libera Università dell’Autobiografia di Anghiari di cui è collaboratrice territoriale. Ha partecipato in vari progetti europei e locali sul genere, dialogo, violenza contro le donne sempre in campo di educazionedegli adulti. Socia-fondatrice di Sapereplurale dove si prende cura sopratutto delle camminate “slow” accompagnate con le scrittura autobiografiche.

Patrizia Ottone. Laureata in Filosofia all’Università degli Studi di Torino e in Scienze bibliche e
teologiche alla Facoltà Valdese di Teologia di Roma. Si è formata sulle pratiche filosofiche con lo studio personale e con i laboratori e i seminari del Crif e di Insieme di pratiche filosoficamente autonome. Ha collaborato come facilitatrice di gruppi con il Centro Ecumenico di Agape, nelle Valli Valdesi, con il Maurice Glbtq di Torino e con l’associazione Sapere Plurale di Torino. Pratica e insegna hatha yoga.

Susanna Ronconi. Formatrice nel campo delle professioni del sociale e ricercatrice, è esperta di metodologie autobiografiche applicate all’educazione per adulti, alla formazione professionale e alla ricerca qualitativa. E’ formatrice della Libera Università dell’ Autobiografia di Anghiari, di cui fa parte in qualità di collaboratrice scientifica dal 2005.

Via Nota 7 10122 Torino CF 97738360011 http://www.sapereplurale.net

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